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La Storia di

Caliban

La storia di Caliban, dagli Antenati all’Ordine.

 

Si narra che molte ere or sono Caliban fosse un pianeta rigoglioso e prospero, e che i suoi

abitanti fossero dei saggi illuminati, sapienti e felici. Quasi tutti i ragazzini che oggi popolano il pianeta hanno udito almeno una volta la “Leggenda delle Ali Bianche”. Gli anziani raccontano spesso di come alcuni tra gli antichi abitanti del pianeta potessero volare in cielo con bianche ali di uccello, librandosi sopra i dolori e le preoccupazioni così come sorvolavano ruscelli e montagne. Costoro venivano chiamati Angeli, ma al giorno d’oggi su Caliban vengono semplicemente chiamati “Antenati”.

I più potenti tra gli Angeli erano considerati alla stregua di divinità, e ancora oggi il ricordo

imperituro delle loro gesta li fa ritenere protettori di Caliban e dei suoi abitanti. In loro nome

sono stati eretti templi e statue cerimoniali ed a loro vengono dedicate preghiere e rituali

quotidiani. L’eco della loro potenza è inoltre evidente nei nomi dei Calibaniti.

Vi è un’usanza, infatti, secondo la quale una madre dona al proprio figlio neonato il nome di uno degli Antenati, affinché questo lo protegga dal male e dai demoni che imperversano ora su Caliban e che cercano di imporre il proprio marchio sui piccoli tentandone l’anima pura e viziandone così il destino.

 

Di tutti questi Antenati il più noto è sicuramente colui che viene ricordato come il “Fondatore”. Una leggenda narra che costui fosse l’Angelo più potente e che avesse dato origine al corpo di monaci guerrieri noto come l' “Ordine di Caliban”.

L’epoca in cui visse il Fondatore era l’epoca più buia che la vecchia Caliban ricordi: l’ “Età della Lotta”.

Sul pianeta infuriava una perenne battaglia per la sopravvivenza contro le deformi

creature uscite dall’Occhio del Caos, il portale dimensionale che da accesso all’universo

popolato dai Demoni, infami creature il cui unico motivo di vita è sfamarsi di anime, carni e

sogni umani.

Caliban sciaguratamente era uno dei pianeti più vicini all’Occhio del Caos, ma fintanto che il

portale era rimasto semichiuso la terra degli Antenati aveva prosperato.

Quando venne il giorno in cui l’occhio si schiuse e la pace divenne però solo un ricordo. Nessuno sa cosa causò l'apertura del portale, ma da allora il suo influsso malefico cominciò a mutare la realtà circostanze, trasformando progressivamente le verdi foreste di Caliban e ciò che vi abitava.

Poco altro si ricorda di quei tempi bui, ma testimonianze indirette dello splendore dei tempi

andati sono gli antichi artefatti tecnologici tramandati gelosamente, di generazione in

generazione, custoditi nei monasteri e nelle dimore delle casate nobiliari, sono, di fatto, l’ultima

eredità degli Antenati.

Ciò che è certo è che i cancelli caotici restarono aperti a lungo, nonostante le preghiere e gli

sforzi di Uomini e Antenati. Per sopravvivere Caliban dovette porre in atto severi cambiamenti, e

a tutti, nessuno escluso, furono chiesti dei sacrifici. I primi a pagare furono gli Antenati: la

loro virtuosa civiltà crollò, e loro, a poco a poco, scomparvero del tutto. Ciò che rimase della vecchia Caliban fu un mondo semi feudale i cui abitanti erano costretti a vivere reclusi nelle città fortezza, costruite su radure strappate alle foreste infestate. A guidare il pianeta in quell’epoca buia fu la nobiltà calibanita: una forza fiera e combattiva, per quanto non priva di una certa ignoranza. I Calibaniti vennero forgiati fin dalla fanciullezza a vivere e morire con la spada in mano divenendo necessariamente dei valorosi guerrieri, incredibilmente coraggiosi, poiché l’unica alternativa al combattimento era una fine prematura.

Ciò che prima era cultura divenne tradizione, e col passare degli anni parte della tradizione

divenne mito.

 

La vita su Caliban divenne una lotta costante, uno scontro infinito contro la moltitudine di

creature del Caos che minaccia di annientare sia i borghi che le città. Tutto il pianeta era

infestato da creature demoniache che scorrazzavano seminando terrore, morte e distruzione tra

le popolazioni.

Non di rado una creatura particolarmente potente si stabiliva in un posto strappandolo via al

popolo di Caliban e facendone la sua casa. In questi casi i nobili delle comunità adiacenti erano soliti bandire una Cerca contro il mostro per cacciarlo ed ucciderlo. Vi partecipavano i guerrieri più coraggiosi, o i più sconsiderati, e tutti coloro in grado di procurarsi il minimo

equipaggiamento ritenuto adeguato all’impresa. Uccidere una di queste creature procurava

fama ed onori, ma più di frequente arrecava agli aspiranti eroi solo una morte tanto inutile

quanto orribile, per mano del mostro vomitato dall'inferno.

Ma la morte non era la fine peggiore che potesse capitare ad un Calibanita. Vi erano infatti dei demoni capaci di corrompere l’animo dei guerrieri mandati a distruggerli annullandone la

volontà ed assoggettandoli ai poteri del caos, costringendoli a rivoltarsi contro i propri cari ed

uccidere chi li aveva dati alla luce, il sangue del loro stesso sangue.

Un’altra genia demoniaca usava invece imprigionare i suoi cacciatori, al fine di mutarne le menti e i corpi per poi rimandarli presso le loro lande natie sotto forma di abomini, a diffondere disperazione e morte. In questi casi la famiglia colpita da tale disgrazia si caricava dell’onere di lavare l’onta subita, a prescindere da quante generazioni ci sarebbero volute.

Meno frequentemente interi gruppi di persone rispondevano alla chiamata del caos, lasciandosi blandire dalle promesse più disparate: potere, ricchezze, sesso e felicità delle più turpi. Costoro sceglievano di vivere allo stato brado, come nomadi e briganti, e piano piano, giorno dopo giorno, cominciavano a mutare.

 

Di fronte al dilagare del caos divenne necessario rispondere in modo più organico ed

organizzato, fu così che cominciò l’era in cui le genti di Caliban iniziarono a cercare

disperatamente aiuto sperando di trovare un modo per contrastare un nemico che si stava

organizzando per spazzarli via.

Ma gli Antichi, prima di perire, avevano pensato ad un’ultima e strenua difesa. Si dice, infatti, che gli Ordini derivino dagli Antichi, che siano il loro estremo tentativo di far sopravvivere un mondo morente.

Non sappiamo se alla base di ogni ordine, che fosse monastico o cavalleresco, vi fosse

l’operato di un antico. Ciò che è certo è che tra i molti ordini cavallereschi presenti, solo uno si

erse a baluardo imperituro dell’umanità, accettando confratelli di tutte le estrazioni sociali:

L’Ordine. Questi era il più antico, il più numeroso ed il più motivato nella lotta contro il

caos.

Si sa per certo che venne fondato da uno degli Angeli, il cui nome si è perso nei millenni di

storia, e che oggi è conosciuto come il Fondatore. Costui aveva una visione più libera del

mondo e della società e non riteneva lo status sociale segno di coraggio o destrezza militare.

Così, mentre gli altri ordini cavallereschi erano riservati soltanto a chi poteva vantare nobili

natali, i Figli del Fondatore (erano spesso chiamati così gli appartenenti a L’Ordine) accettavano

chiunque tra le loro fila, dal più umile contadino al più intrepido mercante di pelli. L’unica cosa

che doveva fare un novizio per assurgere al rango di confratello era dimostrare che nel suo

animo albergava abbastanza coraggio da affrontare gli abomini provenienti dall’ Occhio del

Caos e che la sua anima era pura e restia ad ogni tentazione caotica.

Le genti di umili origini che L’Ordine accoglieva tra le sue fila avevamo spesso poco e nulla, e

per questo difendevano la vita, l’unica cosa che rimaneva loro, con tutto l’ardore e la forza che

possedevano, poiché chi molto possiede ha anche molto da perdere, e più di frequente nel suo

animo trovano spazio l’ambizione e l’avidità, il desiderio e la lussuria. Miele per ogni Demone

tentatore. I confratelli de L’Ordine combatterono con tutte le loro energie per difendere la vita

stessa, chiedendo nulla in cambio al destino se non una vita gloriosa e il perdurare delle specie

umana. Combatterono così in nome del Fondatore scomparso, in nome del loro ordine e in

nome del loro pianeta per secoli interi. E mentre gli altri ordini cadevano sotto i colpi delle

schiere caotiche o erano in difficoltà stremati nel numero e nell’animo, L’Ordine ingrossava le

proprie file nonostante il numero di caduti e continuava a vincere battaglia dopo battaglia;

malgrado tutto il disordine ed il caos che serpeggiava su Caliban, L’Ordine prosperava.

Forti dei loro ideali di uguaglianza e di virtù, combatterono come furie scatenate un male che

sembrava non avere fine.

Il merito non fu solo loro, gran parte va indubbiamente attribuita al Fondatore stesso il quale, oltre all’organizzazione gerarchica e militare, lasciò in eredità ai suoi “figli” una profezia, un motivo per combattere senza mai cedere di un passo, un traguardo da raggiungere in quello che per altri era solo uno stillicidio, una lotta che aveva avuto un inizio ma non avrebbe avuto fine alcuna. Tramandata di generazione in generazione tra i confratelli dei ranghi più elevati dell’Ordine, la profezia recita che un giorno arriverà un figlio prediletto, un leader prescelto, che precederà il ritorno del Fondatore che con il suo ritorno porterà di nuovo la pace.

 

Il compito dell’Ordine è resistere fino a quel giorno.

 

Ai giorni d’oggi l’Ordine vive un momento aureo nella sua secolare storia. Giorno dopo giorno, battaglia dopo battaglia, l’Ordine acquisisce continuamente nuovi successi ed il caos non riesce a contrastare il potere delle armate guidate da Lion El’Jonson. Ed i confratelli ritengono che infine il Prescelto sia arrivato, e che sia proprio l'attuale comandante dell' ordine.

 

Quella che segue e la sua storia, e la storia dell' Ordine da lui guidato.

Never Forget

Never Forgive

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