Ala del corvo LARP Group


La venuta del Leone e la grande Crociata
La Venuta del Leone e La Grande Crociata
I natali di Jonson sono avvolti nel più oscuro dei misteri. Nessuno sa chi fossero i suoi genitori, né quale sia la sua comunità natia. La leggenda narra che il suo villaggio natale fu devastato da un assalto demonico e tutta la popolazione sterminata, ad eccezione dell’infante Jonson. Come sia sopravvissuto solo ed in terre infestate dal caos è un mistero, in teoria avrebbe dovuto morire già nelle prime ore trascorse da solo, ma Jonson non morì. Quel bambino solo su uno dei mondi più feroci dell’universo non solo sopravvisse, ma crebbe alto e forte.
Nessuno può dire cosa furono per lui quei giorni oscuri, come sopravvisse ai demoni caotici, di cosa si nutrì o dove si rifugio, perché nessuno è in grado di documentare quel periodo della sua vita, e Jonson non parla mai di quei tempi ormai remoti. Quello che si sa per certo è che per almeno dieci anni Jonson fu costretto a contare solo su se stesso per vivere in quel territorio desolato in cui il caos aveva trasformato quella che un tempo era certamente una ridente comunità. Crebbe selvaggiamente, e fu in questo stato che dieci anni dopo il giovane Jonson udì qualcosa che mai aveva udito prima nella selva: una risata umana.
Egli seguì il suono fino ad una radura poco distante da una strada che tagliava la foresta da nord a sud. Accanto ad un fuoco vide quelle che per lui erano strane creature, nere come la notte ma al tempo stesso scintillanti alla luce del sole.
Quelle creature erano cavalieri dell'Ordine, e in particolare erano membri della
compagnia da ricognizione: L’Ala del Corvo. Costoro erano conosciuti su tutta Caliban per la loro onestà, il loro valore e la loro totale mancanza di timore nei confronti del nemico. I cavalieri dell’Ala del Corvo precedevano sempre la venuta dei cavalieri delle altre compagnie combattenti, ed ogni qual volta l’Ordine organizzava una spedizione l’Ala del Corvo procedeva in avanscoperta per verificare le reali forze del nemico. Fu durante una di queste missioni di ricognizione che uno squadrone dell’Ala del Corvo si imbatté in un uomo selvaggio che viveva nelle foreste. Credendolo un mostro, i cavalieri erano pronti ad uccidere Jonson, quando uno di loro, percependo che in quella creatura c'era molto di più di quanto sembrava, fermò i suoi compagni. Luther, questo era il suo nome, percepì la natura umana dietro quell’essere selvaggio e fermò i propri fratelli. Ripresosi dallo stupore e dalla perplessità, il contingente di confratelli decise di tornare verso una delle iforti dell’Ordine, portando con loro quell'uomo cresciuto nella foresta. Gli altri confratelli accolsero l’uomo della foresta con stupore ma anche con estrema curiosità, e il Gran Maestro in persona decise che per via della sua strana comparsa e del luogo del suo ritrovamento il suo nome sarebbe stato Lion El'Jonson, che significa "Il Leone, figlio della Foresta", perché solo un uomo con l’animo di un leone sarebbe potuto sopravvivere in quella foresta.
Jonson si adattò facilmente ai costumi degli uomini, imparò a parlare, leggere e scrivere molto rapidamente al punto che i bibliotecari dell’Ordine si stupirono per le sue capacità di
apprendimento. Ma degli anni trascorsi nella foresta e di com’era cresciuto sopravvivendo nelle lande infestate dal caos non parlò mai.
All'interno del Monastero-Fortezza principale dell'Ordine, la Roccia, Jonson entrò a far parte dalla società umana di Caliban e divenne un novizio dell’Ordine. All’interno della Roccia lui e Luther strinsero una grande amicizia. Sembrava che i due uomini colmassero ognuno le mancanze del carattere dell'altro. Dove Jonson era umorale e taciturno, Luther era
persuasivo e carismatico. Dove Luther era impetuoso ed emotivo, Jonson era un brillante stratega ed inarrestabile una volta stabilita una linea d'azione. Ben presto entrambi compresero che si completavano a vicenda, ed insieme divennero una squadra imbattibile. Il loro sodalizio accelerò la loro scalata all’interno della gerarchia dell’Ordine mostrando in battaglia un valore e una tempra senza pari.
Le loro imprese divennero leggenda su Caliban, e la reputazione dell'Ordine si accrebbe di
conseguenza. Il numero di giovani desiderosi di unirsi all'Ordine aumentò sempre più, e
vennero costruiti molti altri Monasteri-Fortezza. Con il continuo ingrossarsi delle fila dell'Ordine, Jonson e Luther cominciarono a pensare in grande. La speranza di eradicare le forze del caos da Caliban iniziò a crescere sempre più forte nelle loro anime ed il sogno di un pianeta nuovamente libero iniziava a diventare realtà. Raccolsero sempre più consensi, addestrarono personalmente molti guerrieri, e quando pensarono che il momento dello scontro finale fosse giunto proposero una Crociata contro i mostri che infestavano le foreste dell’intero pianeta, per ripulire una volta per tutte Caliban dalla loro oscena presenza.
L'oratoria di Luther convinse il Gran Maestro dell’Ordine ed i Grandi Maestri degli altri ordini ad unirsi sotto un unico comando ed unico vessillo per sconfiggere il caos, ed anche molti dei nobili del pianeta decisero di unirsi alla Grande Crociata sotto il vessillo dell’Ordine.
Le incredibili capacità strategiche ed organizzative di Jonson lo imposero come condottiero
militare della coalizione, creata da Luther, e nel corso dei seguenti dieci anni i cavalieri
dell’Ordine marciarono su Caliban liberando ogni giorno nuove terre dalle mostruose creature che lo infestavano. Un'epoca d'oro ebbe inizio per gli abitanti del pianeta e quasi tutti gli altri ordini cavallereschi si unirono all’Ordine che da quel giorno divenne l’Ordine di Caliban a simboleggiare che sotto il vessillo dell’ordine ormai combatteva il pianeta intero.
L’era della “Bianca speranza” ebbe inizio.
Come riconoscimento per il suo trionfo sulle creature del Caos Lion El'Jonson fu proclamato
Supremo Gran Maestro dell’Ordine e sotto la sua guida la popolazione godette un periodo di
pace e abbondanza. Ma la guerra fu vinta a caro prezzo, durante la campagna furono molti i
valorosi confratelli che persero la vita per mano delle creature demoniache ed i loro nomi sono
stati incisi come memento sui merli delle mura del quartier generale dell’Ordine, il monastero-fortezza di Aldurukh, una rocca formidabile, aggrappata ad uno sperone roccioso e per questo chiamata dai confratelli semplicemente “La Roccia”.
L’Ala del Corvo stessa era stata decimata nella battaglia finale presso “l’Alveare”, una landa
desolata ove si erano stabiliti i quattro demoni più potenti fuoriusciti dall’Occhio del Caos. Nel tentativo di aggirare “l’Alveare” l’Ala del Corvo si ritrovò isolata dal resto dell’esercito in un tratto roccioso impervio. I cavalli non potevano avanzare oltre, e ripiegare era fuori discussione per quei valorosi cavalieri, cosicché furono loro malgrado costretti ad abbandonare i cavalli e arroccarsi nei pressi di un intricato ammasso di rocce, ove resistere alle orde caotiche in attesa di ricongiungersi al resto dell’Ordine. Dopo tre giorni arroccati a difesa di quella postazione improvvisata, il Maestro ed il Cappellano della compagnia, pensando che ormai nessuno sarebbe giunto e che la loro ora fosse giunta, ordinarono il sacro rito del “Cavaliere Fantasma”.
Questa antica usanza altro non è che una cerimonia assai simile ad un funerale per gli stessi
cavalieri che vi prendono parte: sapendo di essere già morti i confratelli avrebbero potuto combattere come fantasmi senza alcun timore di morire, dando fondo a tutta la forza come fa chi è ormai pronto alla morte. I confratelli dell’Ala del Corvo, ormai dichiarati fantasmi, coprirono dunque le armature e i propri visi con la terra bianca di quelle lande desolate e sotto la guida del Maestro scagliarono l’ultimo assalto contro “l’Alveare”.
Ma il destino aveva in serbo ancora una sorpresa per quei valorosi combattenti.
Mentre la battaglia infuriava ed i cavalieri dell’Ala del Corvo, seppur decimati, si facevano strada tra le file nemiche, arrivò il resto dell’Ordine comandato da Jonson e Luther che in testa spronavano i destrieri, passando come angeli vendicatori tra le schiere nemiche. La carica furiosa dell’Ordine al completo comandato dai suoi due eroi sorprese le schiere caotiche alle spalle mentre i confratelli cosparsi di terra bianca vedendo la carica di Jonson e Luther
ritrovarono impeto e coraggio spingendo le schiere caotiche contro i confratelli che caricavano
impetuosi.
L’ultimo baluardo difensivo del Caos venne distrutto e con esso “l’Alveare” ed i demoni che vi
dimoravano sconfitti da Jonson e Luther in persona. L’Ala del Corvo nella carica finale, al contempo eroica e disperata, perse tutto il proprio gruppo comando e più di metà degli effettivi, anche se lo fece sapendo che senza il loro sacrificio la battaglia probabilmente non sarebbe stata vinta.
Le perdite dell' Ordine non furono da meno.
Dopo tali ingenti perdite si giunse alla decisione di fondere gli altri ordini cavallereschi con
l’Ordine, il Leone riformò perciò l'intera struttura gerarchica e militare dell’intero Ordine riformando le compagnie e premiando i veterani più coraggiosi con onorificenze e gradi.
Per premiare i sopravvissuti dell’Ala del Corvo Luther propose di creare una compagnia di
guerrieri scelti con indosso armature bianche come l’avorio in onore del colore della terra che i
confratelli usarono per cospargersi prima della battaglia finale. Questa compagnia di veterani
dalle bianche armature divenne la prima compagnia e prese il nome di Ala della Morte.
L’Ala del Corvo svuotata dalla carneficina e dal passaggio dei suo vecchi membri nell’Ala della Morte venne rifondata come seconda compagnia, mantenendo la livera nera che l’aveva
caratterizzata fino ad allora. Tutti i migliori cavalieri dell’Ordine che non avevano combattuto
nell’Ala del Corvo durante lo scontro finale furono promossi confratelli dell’Ala del Corvo e alcuni dei superstiti alla grande battaglia vennero posti al vertice della compagnia come nuovo gruppo comando per guidare, con la loro esperienza, la rifondata Ala del Corvo.
