L'anno del drago che si morde la coda parte 2
- 20 lug 2015
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Jruel si massaggiò il collo e la spalla sinistra, prima di parlare.
“Lucius è stato chiaro nelle sue preoccupazioni, e così l'alto consiglio...”- alzò una mano per prevenire l'interruzione che vide sorgere negli occhi del suo amico.
“... so cosa pensi dell'Alto consiglio, e ti ripeto che sono perplesso quanto te. Dichiarare di avere la cura pochi minuti prima di mandarci a casa è sospetto, ma non è questo che ci deve distrarre ora: l'alto consiglio è lontano, noi siamo a casa, ed è dei problemi di questi luoghi che dobbiamo curarci.”
Cassiel pazientò, si grattò la barba, e poi si appoggiò pesantemente all'alabarda. Sbuffò fissando la lontana foresta, prima di girarsi verso il confratello. Lo vide sporco e stanco, con quel dolore alla spalla di cui si sforzava di non renderli partecipi; al contempo però intravide, in fondo agli occhi scuri, quella stessa ferrea calma e determinata che a sua volta stava coltivando da anni.
“Ciò nonostante...”-aggiunse infine Jruel- “…voglio conoscere il tuo pensiero”.
Cassiel non si fece pregare. “Io credo, come te, che ci sia un motivo specifico per cui noi siamo stati mandati su Lunaria, ma è stato il gesto dell’alto consiglio, e le parole a te riferite per bocca di Lucius, che mi hanno fatto sorgere nuovi interrogativi. Ascolta i miei dubbi e dimmi cosa ne pensi.”
Jruel annuì, rilassò le ginocchia, pose le mani sui fianchi e fece una smorfia di incoraggiamento. Passò un lungo minuto prima che Cassiel si decidesse, quasi che gli costasse fatica. “Credo - disse infine – che da ciò che noi facciamo a Vilegis dipenda molto più di quanto ci è stato detto. Temo che ci sia in ballo il futuro di tutti noi e del nostro mondo, ma che questo sia collegato con le mie azioni, le tue, di Caliel, Naaman e gli altri confratelli, in modo molto più… basilare, di quanto immaginiamo.
Le azioni compiute in quel luogo risuonano in tutto il multiverso, e condizionano i nostri mondi: tutte le azioni. Un sassolino in uno stagno è un gesto normale per chi esiste su Lunaria, ma rischia di essere uno tsunami per coloro per i quali l’acqua rientra nel proprio spettro del fondamento. E tutte le azioni compiute su quel mondo si incidono profondamente in ciò che i lunariani chiamano spettro del fondamento, e che noi, prima di arrivare su Vilegis, chiamavamo ingenuamente anima.”
Si fermò e osservo il suo amico, che annuì. “Ho ben presente di cosa parli. Continua.”
Cassiel annuì di rimando. “Se dovessi dare un colore alle nostre azioni direi che sono sempre grigie. Ultimamente il grigio è stato molto scuro, più simile all’antracite che alla cenere di pino. Ciò che temo è che ciò si sia riflesso su Caliban in modo più radicale di quanto immaginiamo.” Piantò gli occhi in quelli dell’amico.
“Sono preoccupato per Lion El Jonson. Temo che lui sia il più condizionato di tutti, quello che non so è se ne è consapevole. Quello che non so è se questo anno che ci troviamo di fronte, nero come la più tetra delle notti avremo ancora un comandante eccezionale, come più volte ha dimostrato di essere.”
Jruel aveva uno sguardo torvo, osservava Cassiel senza battere ciglio.
Ad un certo punto annuì.
“I tuoi timori sono ragionevoli, ma non ho risposte alle tue domande. Lucius ha espresso timori per la solitudine del Gran Maestro dell’ Ordine, e le tue parole mi riempiono d’inquietudine poiché vanno nella stessa direzione.
L’alto consiglio, regalandoci Promessa di Gloria non ci ha fatto la carità, nulla è mai gratis. Loro ci vogliono mettere sull’avviso. Forse si augurano che siamo abbastanza forti da scegliere la causa di Altea,e questo è il loro modo di dircelo.” Cassiel non rispose, si limitò a guardare Jruel in silenzio, così questi aggiunse: “Oppure… il loro dono nasconde la paura, il timore che Il Leone abbandoni la strada di Altea per quella di Argantis.”
Cassiel non si trattenne.
“Da sempre è difficile essere giusti in un mondo come il nostro, nel quale anche quello che ti sembra un innocuo micetto può trasformarsi in una belva tentacolare assetata di sangue.”
“Oh certo, amico mio. E’ un’impresa ardua e anche il più forte degli uomini può vacillare.
Perfino lo spirito più nobile, il più virtuoso dei leader può arrivare a pensare che il dominio assoluto dei re possa essere migliore di un tribunale.”
Annuendo lasciarono spaziare lo sguardo sul panorama che si stagliava di fronte a loro: il loro mondo, con verdi foreste e montagne impervie, fiumi rigogliosi e deserti desolati. E fortezze, torri di guardia, cittadelle fortificate. Perché su questo mondo ci sono luoghi che non possono essere profanati, mostri che non devono essere disturbati. E poi ci sono loro, i guerrieri dell’ordine che, come nel mito di Sisifo che sua madre gli raccontò nell’infanzia, compivano uno sforzo ripetitivo e apparentemente vano: contenere e limitare una forza incontenibile e sempre presente, vigile e pronta.
Alta in cielo come un perenne monito della loro mortalità, la frattura dell’occhio del terrore era quasi bella in quell’ ora del giorno.
Il loro mondo, un mondo bello e disgraziato.
Cassiel lo richiamò indietro dai suoi pensieri. “Cosa pensi di fare? Anzi, cosa facciamo?”
“Per prima cosa parliamo con i confratelli, Kamael, Naaman, Mihahil…loro sono la nostra cerchia interna, gli unici che possano davvero aiutarci.”
Pose la mano sull’elsa della spada, e proseguì. “Per seconda cosa Caliel deve darmi delle fottute erbe per questa spalla…” – digrignò i denti in una specie di sorriso tirato.
“La terza cosa è andare a parlare con il Gran Maestro dell’ Ordine… il nostro mondo, le sue genti, godono di ben poca felicità, quella che riusciamo a garantire loro. Non è molta, ma dipende in gran parte dalle capacità eccezionali dei due uomini che ci guidano.
Devono continuare a farlo. Entrambi.” Fissò il suo amico.
“Allora, Jruel, facciamo in modo che il prossimo alto guardiano non sia uno, ma tre.
Sappi però che non ho alcuna intenzione di essere la pedina dell’alto consiglio…” – Jruel alzò una mano e lo interruppe.
“Noi siamo pedine, al momento. Ma essere una pedina significa essere parte della scacchiera. Stiamo giocando, possiamo decidere la fine della partita, ma meglio sarebbe farlo facendo le regole invece che subendole. Per farlo ci servono informazioni, e quello è compito tuo, Cassiel.”
Un raro sorriso si aprì sul volto del cavaliere nero. “Farò tutto quello che devo. Tu curati…”
“Bene – rispose annuendo – e ricordati di chiedermi della dekatria, domattina. E ora raggiungiamo gli altri.”
Si incamminarono con calma







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